Francesco

la luce dell’uomo che trovò la grandezza nella semplicità

Laudato sii, mio Signore,

Con tutte le tue creature,

Specialmente messer Frate Sole,

Che rischiara il giorno e con la sua luce ci illumina.

Egli è bello e raggiante,

Con grande splendore:

Di te, Altissimo, è l’immagine. (*)

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Come un sole, San Francesco d’Assisi brillò durante la sua vita qui sulla Terra, non per la grandezza delle ricchezze, ma per la luce del suo esempio.

Nella semplicità trovò la sua più grande forza e, attraverso di essa, lasciò un segno nella storia, diventando una testimonianza vivente di fronte a una società opulenta e sempre più distante dalla realtà dei più poveri. Tra i frati, ci teneva a essere chiamato semplicemente Francesco, poiché riteneva che titoli come Santo Padre creassero una distanza tra lui e gli altri.

Fu durante il periodo trascorso in carcere che Francesco incontrò, nei Vangeli, un Gesù diverso da quello che aveva conosciuto fino ad allora: un Gesù che camminava a fianco dei lavoratori, alle persone più umili e semplici, insegnando a tutti senza fare distinzioni. Quell’incontro segnò l’inizio di una profonda trasformazione nella sua vita. Fu da quell’esperienza e dalla consapevolezza di dover agire e dare un esempio che nacque, qualche tempo dopo, la sua comprensione del vero significato di essere “fratello” e “sorella”: una fraternità che abbracciava non soltanto le persone, ma tutte le creature.

Nella natura riconobbe l’opera del Creatore e imparò a vivere in armonia.

Di fronte al lupo, insegnò che la mansuetudine è più forte della violenza. Gli chiese di non attaccare più le persone e, agli uomini, di prendersi a loro volta cura dell’animale, garantendogli il cibo. Mostrò così, che la convivenza tra differenti richiede anch’essa cura e rispetto.

Entre os pássaros, encontrou aliança e a companhia serena de quem compreendeu a linguagem da natureza.

Soube, como a brisa, levar uma mensagem suave, mas com força capaz de alcançar os corações inquietos e neles deixar conforto e esperança.

Como a árvore, encontrou na firmeza de suas raízes o sustento para estender os ramos e acolher a todos. Como a terra fértil, soube plantar e aguardar com esperança a colheita de um bom fruto.

Na humildade, revelou a verdadeira sabedoria e, no amor, sua missão.

Foram seus companheiros mais próximos — Frate Leone, Frate Illuminato e Frate Masseo — que registraram muitos dos acontecimentos de sua vida e dos milagres que testemunharam. Graças a esses relatos, chegaram até nós momentos preciosos, como as conversas entre Francesco e Chiara, sua grande amiga.

Tra gli uccelli, trovò alleanza e la serena compagnia di chi comprende il linguaggio della natura.

Seppe, come la brezza, portare un messaggio lieve, ma con una forza capace di raggiungere i cuori inquieti e infondere in essi conforto e speranza.

Come l’albero, trovò nella saldezza delle sue radici il sostegno per estendere i rami e accogliere tutti. Come la terra fertile, seppe seminare e attendere con speranza il raccolto di un buon frutto.

Nell’umiltà rivelò la vera saggezza e nell’amore la sua missione.

Furono i suoi compagni più vicini – Frate Leone, Frate Illuminato e Frate Masseo – a mettere per iscritto molti degli episodi della sua vita e dei miracoli di cui furono testimoni. Grazie a queste testimonianze, sono giunti fino a noi momenti preziosi, come le conversazioni tra Francesco e Chiara, sua grande amica.

Questo episodio si trova nei

“Fioretti di Santa Chiara”

(**)

Un giorno d’inverno Francesco stava per partire com’era venuto, senza accettare nessun conforto, oltre a quello che gli veniva dalla perfetta povertà e dalla perfetta letizia di quelle giovani recluse.

S’avviò così alla porta. Fuori il vento fischiava voltando e rivoltando i rami degli olivi. Il nevischio turbinava sul sagrato. A piedi nudi Francesco s’inoltrò sulla neve.

Chiara lo segui, indietro di qualche passo. Voleva trattenerlo. Almeno voleva la promessa d’un’altra prossima visita.

Francesco si tirò il cappuccio sulla fronte.

— Sorella Chiara, è bene, per la faccia del mondo, dividersi. Ti lascio alle tue cure.

Chiara, nel chiarore della neve che copriva la terra, si sentì smarrita.

— Che farò senza di te? Tu mi guidi e m’illumini.

Francesco alzò gli occhi al cielo livido.

— Il Signore ti guiderà.

— E non ci rivedremo più?

Francesco si guardò attorno. Misurò il tempo, scorgendo un cespuglio di spini ricoperto di neve.

— Ci rivedremo quando rifioriranno le rose.

Era il principio dell’inverno e le rose non sarebbero fiorite che a primavera inoltrata. Francesco voleva mettere tra sé e Chiara un’intera stagione.

— Sia fatta la tua volontà, insieme con quella del Signore – rispose Chiara, abbassando la testa.

Francesco fece per allontanarsi, ma un inatteso rossore lo fermò. Sul cespuglio, improvvisamente, miracolosamente, era fiorito un cespo di rose.

Chiara, sotto il suo doppio velo, sorrideva, e quando Francesco sparì, verso Spello, nel turbinio della neve, ridiscese verso San Damiano, con un fascio di rose in mano, che depose ai piedi del Crocifisso.

Quest’altro resoconto fu fatto da

Frate Illuminato nel Natale del 1223:

Di ritorno dalla città di Rieti, Francesco passò per Greccio.

Giunto al piccolo borgo, si accorse che il paesaggio montuoso del luogo presentava somiglianze con Betlemme, in Giudea, dove, secondo i Vangeli, era nato Gesù.

Aquela semelhança despertou em Francesco o desejo de representar o nascimento de Jesus de maneira concreta. Reuniu os moradores da aldeia e os animais em uma gruta, criando uma cena que lembrasse a noite de Belém.

Era o Natal de 1223.

Assim nasceu, em Greccio, uma tradição que se tornaria a origem dos presépios como os conhecemos hoje.

Durante aquele dia, a pequena vila se preparou para a celebração. Os moradores aguardavam ansiosos a encenação do nascimento de Jesus.

Quella somiglianza suscitò in Francesco il desiderio di rappresentare concretamente la nascita di Gesù. Riunì gli abitanti del borgo e gli animali in una grotta, creando una scena che ricordasse la notte di Betlemme.

Era il Natale del 1223.

Frate Illuminato racconta ancora un altro episodio:

Nacque così, a Greccio, una tradizione che sarebbe diventata l’origine dei presepi così come li conosciamo oggi.

Durante quella giornata, il piccolo borgo si preparava alla celebrazione. Gli abitanti attendevano con trepidazione la rappresentazione della nascita di Gesù.

Francesco, tuttavia, arrivò a quel Natale debilitato.

Poco prima, si era sottoposto a una dolorosa operazione alle tempie, nella speranza di alleviare la sofferenza che affliggeva i suoi occhi. L’intervento non aveva dato il risultato sperato. Il dolore persisteva ed egli era quasi cieco.

Eppure, quella notte, si trovava nella piazza del borgo, accanto al pozzo, a parlare alla gente di Cristo e dei suoi discepoli.

La malattia non diminuiva la sua serenità, né gli toglieva la gioia di condividere i suoi insegnamenti.

Fu allora che una donna si fece strada tra la folla.

Teneva per mano il figlio, cieco dalla nascita e ormai adulto. Accanto a lei camminava il marito, appoggiandosi a un bastone di legno a causa di una grave infermità alla gamba.

Giunta davanti a Francesco, la donna cadde in ginocchio. Con la voce rotta dall’emozione, lo supplicò di guarire il figlio.

Senza esitare, Francesco si interruppe.

Invece di rimanere in piedi, si inginocchiò accanto a quella madre e cominciò a pregare.

Un profondo silenzio avvolse la piazza.

Sembrava che persino il vento fosse cessato.

Si udiva soltanto la sua voce, dolce, ma sufficientemente chiara da raggiungere tutti coloro che erano lì.

Mentre pregava, Francesco stese la mano sulla gamba dell’uomo, che era rimasto in piedi, incapace di inginocchiarsi.

Fu allora che accadde l’inaspettato.

L’uomo lasciò cadere il bastone.

Davanti agli occhi di tutti, si inginocchiò senza difficoltà e si unì alla moglie in preghiera.

Un mormorio di stupore percorse la folla e, poco dopo, si trasformò in gioia.

Francesco, tuttavia, continuò serenamente.

Quando terminò la preghiera, si alzò lentamente. Posò le mani sul volto dell’uomo cieco e disse quasi in un sussurro:

— Che Cristo tolga i veli dai tuoi occhi, affinché tu possa contemplare la grandezza del creato.

In quell’istante, l’uomo vide per la prima volta.

L’intera piazza proruppe in esclamazioni di giubilo e gratitudine.

Assistevo a tutto senza riuscire a comprendere.

Come piccolo e indegno discepolo, presi il coraggio di domandare ciò che inquietava il mio cuore:

— Perché? Perché, Padre Santo, non fate questo con i vostri occhi? Perché non chiedete di guarire voi stesso?

Francesco si voltò verso di me con uno sguardo sereno.

Poi rispose:

— Mio caro fratello, ho molto da offrire agli altri. Molti sono i miracoli che il Signore ha compiuto in me, senza che io chiedessi nulla. Questo potere che mi è stato concesso non è per me, ma per gli altri. Il Signore, Altissimo e Potente in tutto, mi nutre con un altro tipo di alimento: quello che non si guasta né perisce, quello che entra e sazia per tutta l’eternità.

Nota:

Questa e altre storie su Francesco possono essere ascoltate nella conferenza “Francesco alla Luce della Verità”.

(*) Brano del Cantico delle Creature, scritto da San Francesco alla vigilia della sua morte

(**) Fioretti di Santa Chiara: opera letteraria di carattere spirituale e biografico, composta da brevi storie sulla vita e sull’eredità di Santa Chiara d’Assisi, a partire da antichi racconti.

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13 de Settembre de 2026